• Da giorni s
    i sente spesso parlare di morte nei media o in famiglia.

Come parlare della morte ai bambini?

Spesso noi adulti sentiamo una certa difficoltà nell’ affrontare l’argomento con i bambini perché noi stessi non siamo abituati a farlo, non ci hanno abituato e tendiamo a rimandare fin quando è possibile. La morte è qualcosa di impensabile, che crea angoscia, paura, emozioni dalle quali si cerca di proteggere i bambini. Al giorno d’oggi sembra che la morte non sia di interesse educativo eppure bambini e ragazzi vengono a contatto con immagini di morte molto più spesso di quanto pensiamo: attraverso la Tv, nei cartoni animati, nei videogiochi. Eppure i bambini già dai due anni e mezzo, giocano alla morte: “sei morto!”, “combatti!” , sono alcune  delle più comuni espressioni di gioco simbolico.

I bambini possono fare esperienza della morte anche durante la loro vita quotidiana: un passerotto trovato morto in giardino, la morte di un nonno, un funerale visto per strada ecc… In altre occasioni può accadere che il bambino si trovi ad affrontare una realtà molto problematica e a volte l’adulto sceglie di tacere, nascondere, mentire o distrarre il bambino che corre il rischio in questo modo di sentirsi solo, confuso e impaurito. I bambini rimangono soli con la loro angoscia, le loro domande e la voglia di spiegazioni, anche perché in alcune occasioni si vedono circondati da persone tristi, che piangono o parlano in modo strano; se da una parte i più piccoli non sono capaci di interpretare tali messaggi, dall’altra tendono ad attribuire a se stessi le reazioni degli adulti e quindi a credere di essere loro la causa del malessere dei più grandi.

Ricordiamoci che i bambini sono esseri umani, degni di rispetto e di sincerità, tra tutte le cose delle quali hanno bisogno, le più importanti sono potersi fidare e conoscere la verità.

Come aiutarli?

I bambini potrebbero essere accompagnati alla “scoperta” della morte in momenti meno drammatici, ovvero durante alcune occasioni di vita quotidiana come una passeggiata in natura:all’inizio può essere utile raccontare come muoiono gli alberi e le foglie e parlare della durata della loro vita. Leggere alcune storie, quelle classiche, che permettono ai bambini di sperimentare questo tema in modo più “protetto”; o ancora raccontare la storia della propria famiglia, di zii e parenti che non ci sono più.

Quando il bambino si trova a sperimentare la morte di una persona cara, è preferibile che la notizia venga comunicata dalla mamma o dal papà in un ambiente per lui rassicurante e che venga pronunciata anche la parola “morte” piuttosto che utilizzare metafore che a volte confondono o provocano ulteriori angosce.

In questi momenti è importante accogliere le emozioni, condividerle e non stupirsi se a volte il bambino sembra far finta di nulla: in alcuni casi potrebbe essere una difesa personale.

I riti di passaggio hanno un grande valore, bisognerebbe dare la possibilità di salutare la persona cara in un modo accettabile per il bambino o chiedere di lasciare per questa un disegno, un oggetto, un pensiero.

E’ necessario rispondere alle domande sulla morte adeguando la risposta alle capacità di comprensione del bambino e alle sue risorse affettive. Non serve dare troppe spiegazioni scientifiche, a volte bastano davvero poche parole, saranno loro a ritornare sull’argomento quando sentiranno di aver bisogno di ulteriori spiegazioni. Non esiste un modo giusto per rispondere: dipende dalla filosofia di vita di ciascuno e dalle proprie convinzioni. Offriamo solo le spiegazioni in cui crediamo sinceramente, restando aperti ad altre domande, ovvero lasciamo una porta aperta e proviamo, se ce la sentiamo di chiedere ai bimbi cosa ne pensano a riguardo. Trovare un senso alla morte non è semplice neppure per il genitore,in molti casi può essere di grande aiuto il supporto al proprio Credo. Le convinzioni religiose possono offrire conforto e comprensione non solo agli adulti ma anche ai bambini, ma solo se le spiegate con cura.

Ciò che conta inoltre è restare in contatto con le emozioni che l’argomento suscita nel bambino; condividere se ne avete la necessità, l’idea che anche i grandi provano paura di fronte alle cose nuove e sconosciute e che a volte anche gli adulti non hanno tutte le risposte.

Spesso una buona comunicazione si rileva più terapeutica dell’assenza di comunicazione perché fa sentire i bambini più coinvolti e meno abbandonati o esclusi.

Non lasciamoli mai soli, e se proprio ci mancano le parole proviamo a restare in contatto anche solo stretti in un silenzioso, lungo abbraccio.

Dott.ssa Francesca Tramontano

Psicologa e Psicoterapeuta